Sabato, 13 Aprile 2024
Mercoledì, 25 Gennaio 2023 16:49

Under 17 Regionali - Una freccia sulla fascia, Nicolò Becchio a tutta birra

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INTERVISTA - Nonostante un girone di andata davvero complicato, l'esterno della Bruinese suona la carica e guarda con fiducia alla seconda parte di stagione, conscio delle difficoltà, ma fiducioso delle qualità della propria squadra.


E' una sorta di bandiera della Bruinese Nicolò Becchio. Dopo gli inizi al Giavenocoazze, sono ormai 5 gli anni che lo vedono vestire la casacca bianco blu e da vice capitano si racconta, mostrando la garra necessaria al raggiungimento degli obiettivi, complicati si, ma raggiungibili con lo spirito giusto e la giusta mentalità.

Quali sono le tue caratteristiche?
"Sono un esterno a tutta fascia. Mi adatto a giocare in ogni lato del campo, il mio piede forte è il sinistro, ma mi disimpegno bene anche con il destro, a cui dedico comunque molto allenamento per migliorarlo sempre di più. La mia dote principale è la gran corsa, ho dei bei polmoni e sebbene sia messo bene fisicamente, sto cercando di crescere maggiormente a livello muscolare".

Hai una fonte di ispirazione?
"In realtà no, non ho un giocatore di riferimento. Cerco sempre di dare il massimo e migliorarmi costantemente, per arrivare sempre più in alto".

Questa stagione è partita con il piede sbagliato, ve lo aspettavate?
"Abbiamo fatto un bel pre campionato, ci siamo impegnati molto nella preparazione. Abbiamo un allenatore che ci fa lavorare sodo, ci sprona e ci segue sotto tanti aspetti. Ci fa studiare calcio, facendoci vedere filmati e chiedendoci di analizzare poi gli aspetti delle giocate che vediamo. Ci segue assieme al vice sotto ogni punto di vista ed eravamo fiduciosi ad inizio stagione. Sicuramente ci aspettavamo meglio, ma credo abbiamo sbagliato diverse volte l'approccio alle gare".

I risultati altalenanti sembrano darti ragione.
"Credo sia tutta una questione mentale. Sono convinto abbiamo le capacità per giocarcela con tutti, non dobbiamo avere paura di nessuno. Però riusciamo a dare il massimo quando giochiamo con le grandi. Abbiamo pareggiato con il Chisola, il Pinerolo all'andata, il Fossano, abbiamo sempre fatto bene. Poi contro le squadre con cui dovremmo giocarcela per la classifica, siamo più rilassati e non ci esprimiamo al meglio. Sotto questo aspetto dobbiamo crescere. Sono però sicuro che possiamo risalire fino a conquistare l'ottavo posto, anche con questo distacco, ne abbiamo tutte le qualità".

Lo scorso anno hai avuto provini al Torino e alla Pro Vercelli. Cosa hai notato di diverso?
"Qui da noi si lavora bene e in tanti modi che ritrovi anche lì dai professionisti. Certo ci sono allenamenti particolari che non trovi da altre parti, ma la differenza maggiore la fanno il tempo e la mentalità. Al Torino fanno quattro allenamenti da due ore, hanno molto più spazio per lavorare su diversi concetti. Ad esempio la forza fisica, che curano maggiormente. Lo facciamo anche noi, ma con orari più ristretti. L'altro aspetto è la competizione. Tutti si impegnano per essere titolari e tra i giocatori c'è sempre un confronto molto acceso. Questo è stimolante e genera una mentalità vincente, che ti porta a dare sempre il massimo per diventare il migliore. E' una cosa che viviamo anche noi alla Bruinese per certi versi".

Non c'è il rischio che si creino delle frizioni tra voi giocatori?
"Siamo un bel gruppo, questa cosa ci stimola e motiva, ma restiamo uniti come squadra, siamo compatti e concentrati verso i nostri obiettivi".

Nella tua esperienza passata c'è qualcuno che ti ha segnato maggiormente?
"Sicuramente al Giavenocoazze le persone più significative sono state Luca Carboni e Andrea Luciano. Sono loro ad avermi improntato per il ruolo e stimolato. Poi anche mister Cascioli, seppure per poco tempo, ha lasciato un segno nella mia crescita".

Sogni il professionismo in qualche squadra in particolare?
"Sono tifoso del Toro, ma il professionismo sarebbe un traguardo splendido da raggiungere in qualsiasi club. E sarebbe molto interessante anche provare un'esperienza all'estero, magari in Premier, che è la competizione che mi affascina di più".

Cambieresti qualcosa nel mondo del calcio?
"A livello giovanile invece credo alle volte si esageri sugli spalti. Mi piace quando c'è un clima caldo e ci sono delle piccole provocazioni tra giocatori e tifosi, ma quando si va oltre, arrivando ad insulti pesanti, minacce di morte, è davvero troppo. Inoltre spesso troppe squadre puntano sulla fisicità, così facendo ne risente la tecnica, su cui ci si concentra meno".

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