Martedì, 27 Febbraio 2024

Vanchiglia, test motori e tecnici professionali per tutti gli atleti. Vincenzo Manzo: “Così possiamo programmare il lavoro”

Vincenzo Manzo Vincenzo Manzo

INIZIATIVA - La società granata analizza i suoi giocatori, il direttore tecnico: “I risultati non servono per giudicare, ma per impostare un lavoro efficace e modificarlo in base alle reali necessità dei nostri ragazzi. Vogliamo ridurre gli infortuni e, in prospettiva, migliorare le prestazioni”


Se sottoponeste tutti i giovani calciatori di una società dilettantistica a test motori e test tecnici, come quelli usati dalle società professionistiche, che risultati avreste?

È questa la domanda cui ha provato a dare una risposta “scientifica” il Vanchiglia. I test sono stati effettuati dalla Clinica Modus, centro sportivo specializzato in fisioterapia, che ha fornito alle famiglie (coinvolte fin dal principio in questo progetto) delle schede personalizzate e alla società delle valutazioni generali, categoria per categoria, con tanto di numeri e grafici riassuntivi.

“I risultati? Dipende dalle annate e dal tipo di test, ma in generale non sono particolarmente positivi” spiega il direttore tecnico Vincenzo Manzo, promotore di questa iniziativa. “Ma non mi stupisce e anzi non era la bontà dei risultati a interessarci - continua - perché questi riscontri non ci servono per giudicare, ma per fare. Mi spiego: solo conoscendo il punto da cui partiamo, possiamo impostare un lavoro efficace e modificarlo in base alle reali necessità dei nostri ragazzi”.

Facciamo un passo indietro. Ai test motori - ovvero appoggio, balzo, salto della corda, cambio di direzione e tanto altro - sono stati sottoposti 250 ragazzi, delle annate dai 2015 ai 2006. Per test tecnici, che hanno invece riguardato le annate dal 2015 al 2009, si intendono palleggio, ricezione della palla, conduzione, passaggio e tiro.

“Le difficoltà motorie sono evidenti - continua Manzo - e stiamo parlando di ragazzi che fanno attività sportiva: allargando questa analisi nelle scuole, probabilmente la situazione sarebbe ben peggiore. Se un bambino non sa saltare la corda è perché non lo ha mai fatto. Tornando al calcio, oggi si dà priorità all’aspetto tecnico e si perdono di vista altri aspetti fondamentali, come quelli motori. Questi risultati, ripeto, non servono per dare un giudizio, ma è materiale su cui lavorare. Intanto, abbiamo aggiunto alle sedute di allenamenti 10 minuti con i preparatori atletici. Poi offriamo a tutti i bambini della scuola calcio la possibilità di sostenere un terzo allenamento, del tutto facoltativo”.

L’obiettivo? “Il primo scopo, immediato, è quello di evitare o quantomeno ridurre gli infortuni. Per esempio, se fai i cambi di direzione appoggiando il peso in modo scorretto, è più facile incorrere in un infortunio. Il miglioramento delle prestazioni sarà un’altra conseguenza, più a lungo termine. Come società, vogliamo capire di cosa hanno bisogno i ragazzi e incidere in modo positivo nella loro crescita, per quanto nelle nostre possibilità. Vogliamo lavorare con loro per colmare un gap motorio sempre più evidente tra le giovani generazioni, ma senza conoscere nel dettaglio il problema è impossibile farlo”.

Un discorso simile riguarda l’aspetto tecnico. Dai test emerge, in modo evidente, che i risultati diminuiscono con l’aumento della difficoltà dell’esercizio: “Se non sai fare un passaggio corto - spiega Manzo - difficilmente saprai fare un passaggio lungo, e ancora meno un tiro. Il miglioramento della tecnica va di pari passo con il miglioramento della coordinazione e delle capacità motorie. Tutto questo materiale ci servirà per programmare il lavoro e arricchire ulteriormente le nostre sedute di allenamento”.

È un lavoro di prospettiva, come specifica ancora Vincenzo Manzo: “I bambini nascono come un foglio bianco, certo ognuno con le sue caratteristiche e i suoi talenti, ma il nostro compito di educatori e di allenatori è riempire quel foglio bianco nel modo migliore possibile. Per questo mi arrabbio, quando sento un allenatore che dice: quel ragazzo non può giocare. No, sei tu che non puoi allenare. Il nostro compito è quello di costruire dei giocatori. Vincere le partite, se lavoreremo così, sarà una conseguenza. Anzi vinceremo due volte: avremo i risultati di squadra e manderemo qualche giocatore nel professionismo. È un lavoro lungo, certo, ma questi test tecnici e motori sono una base di partenza fondamentale”.

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