Sabato, 13 Luglio 2024
Venerdì, 07 Maggio 2021 19:07

Giorgio Brighenti: “Ho deciso, dopo 35 stagioni senza mai fermarmi, smetto di allenare”

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Giorgio Brighenti durante la finale Allievi vinta contro il Chieri di Andrea Mercuri Giorgio Brighenti durante la finale Allievi vinta contro il Chieri di Andrea Mercuri

INTERVISTA - L’ormai ex allenatore del Borgaro: “Certe emozioni mi mancheranno, ma se penso alle mie domeniche mi vedo in bicicletta, non più al campo”. I ricordi di una carriera spettacolare, con la ciliegina sulla torta del titolo regionale Allievi con il Chisola, e il podio dei migliori: “Tra i giocatori Vailatti, Castiglia, Sene, Germinario e Dagasso. Poi Mercuri come allenatore, Pontremoli direttore sportivo e Ottavio Porta presidente”


“Ho 55 anni, ho iniziato ad allenare a 20, in 35 stagioni non mi sono mai fermato da settembre a giugno, visto che non sono mai stato esonerato. Mai fermo a parte queste ultime due stagioni, ovviamente, in cui il calcio mi è mancato meno di quanto pensassi. Stavo maturando l’idea di smettere già da qualche anno, adesso ho deciso: mi fermo, la mia carriera di allenatore finisce qui”.

Idee chiare, come quelle che trasmette ai suoi giocatori. Veloce, spettacolare, dritto all’obiettivo, come sono state spesso le sue squadre. Giorgio Brighenti, uno degli allenatori più stimati e vincenti del panorama calcistico piemontese, ha deciso dire basta: “In quest’ultimo anno ho scoperto la bici da strada e sono impazzito: se penso alle mie domeniche non mi vedo su un campo di calcio, ma in bici a pedalare”.

Giorgio, eppure il calcio e la panchina sono stati la tua vita per 35 anni. Sicuro?

“È vero, questa è sempre stata la mia vita. Io faccio l’assicuratore, ma nella mia testa c’era sempre il prossimo allenamento, la prossima partita: se fai l’allenatore con la passione che ci mettevo io, finisci per vivere per il calcio, anche a livelli dilettantistici. Certe emozioni mi mancheranno, ne sono sicuro: l’adrenalina della partita, il rapporto con i ragazzi, vedere in campo le situazioni preparate in allenamento… però in questo momento andare al campo mi pesa, preferisco fare altro. Se devo bilanciare i vari aspetti, e ci ho pensato molto a lungo, è il momento giusto per dire basta. L’ho già comunicato al Borgaro, ho ringraziato Tiziano Gobbato ma gli ho detto di cercare altre soluzioni”.

Domanda alla Jerry Scotti: è la tua decisione definitiva?

“In questo momento sì, è la mia decisione definitiva. Poi magari tra un anno mi verrà una crisi di astinenza, ma so che se esci dal giro non è facile rientrare”.

A un altro ruolo non hai pensato? Dopo tanti anni di esperienza, forse è il momento di provare come direttore sportivo…

“È un ruolo fondamentale ma non mi attrae, non so se ne sarei capace. Piuttosto mi sarebbe piaciuto provare una Prima squadra, ma oramai ho deciso di dire basta”.

Ripercorriamo la tua carriera, allora.

“Ho iniziato nella scuola calcio della Rivoli Rivolese dando una mano a Sandro Salvadore, ex giocatore della Juve, mentre ancora giocavo. Il Pianezza è stata la mia prima società, mentre studiavo all’ISEF. Poi Giuseppe Trucchi e Sergio Vatta hanno iniziato progetto dei Primi calci al Torino e mi hanno coinvolto, c’erano Corgiat, Cucco, Curletti, gente di alto livello. Nel Settore giovanile del Torino sono rimasto 15 anni, dal 1990 al 2005, sono partito con Borsano presidente e sono andato avanti fino a fallimento di Cimminelli. Da lì ho iniziato il percorso nel calcio dilettantistico, e devo dire che sono state tutte esperienze bellissime: due anni Borgaro, uno a Chieri, tre al Pozzomaina, ancora quattro anni a Chieri, uno al Lucento, due al Vanchiglia, due Chisola e ancora Borgaro. Così il cerchio si chiude”.

Hai anche vinto qualcosa di importante, in questi anni.

“Titolo regionale alla fine ne ho vinto solo uno con il Chisola, anzi fino a prova contraria sono per il terzo anno di fila campione in carica degli Allievi, visto che non si gioca più (risata, ndr). Una finale l’ho persa con il Chieri, ai rigori ad oltranza contro la J Stars, quella era stata una vera delusione. Poi ho vinto quattro SuperOscar e tanti campionati, non mi posso lamentare”

Ma non si dice che l’obiettivo principale è la crescita dei ragazzi?

“Se alleni nelle giovanili lo fai per il bene dei ragazzi, ma non bisogna essere ipocriti, lo fai anche per te stesso e vincere dà un gusto pazzesco. Sono vere entrambe le cose. Ancora oggi ci sentiamo con i ragazzi che avevo al Toro, ormai uomini fatti, queste sono le soddisfazioni più belle”.

Se parli di giocatori, ti chiedo i più forti che hai allenato.

“Il primo che mi viene in mente è Ricky Vailatti, aveva 8 anni ed era un fenomeno: nei derby dall’altra parte c’era Marchisio, decidevano loro chi avrebbe vinto. Poi Matteo Perelli, sempre al Toro, un ‘89 arrivava da Genova, è arrivato ad essere convocato in serie A ma poi si è perso, meritava di più. Sempre al Toro Luca Castiglia, che poi è andato alla Juve e ha fatto tanta serie B, ora è a Modena”.

E nei dilettanti?

“Kaly Sene al Vanchiglia, faceva la differenza. Al Chisola Germinario e Dagasso, due che meritano il professionismo. E poi tanti, davvero tanti bravi ragazzi. Alcuni si sono persi, la testa è fondamentale quando hai 16 anni”.

Tra i colleghi?

“Pochi amici, è un mondo che ho vissuto a fondo ma non sempre amato. Faccio un nome, non per amicizia ma perché è il migliore nel dilettantismo: Andrea Mercuri, è di un’altra categoria rispetto a tutti, lui sì che avrebbe meritato altre piazze”.

Direttore sportivo, chi mi dici?

“Fabrizio Pontremoli, l’ho avuto a Chieri nell’anno della Juniores nazionale, anche lui di un’altra categoria”.

Se dovessi dire un presidente?

“Sono stato bene con tutti e soprattutto non ho avuto da ridire con nessuno, già questo è importante. Ma dico senza dubbio Ottavio Porta”.

Giorgio, ci rivedremo presto sui campi?

“Vedremo, intanto penso al mio prossimo giro in bicicletta…”

Ultima modifica il Sabato, 08 Maggio 2021 11:09

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