Mercoledì, 12 Giugno 2024

Al Lascaris, dove la felicità del bambino conta più del risultato

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REPORTAGE - Riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta delle migliori Scuole Calcio di Torino e dintorni. Per il 6° episodio abbiamo fatto visita al Lascaris.
 


Serata fredda e umida in quel di Pianezza, ma il vociare festoso dei bambini al lavoro, che si mescola con le direttive dei tecnici in giro per i campi, ci fa trovare un ambiente bello caldo e altamente professionale. Il responsabile della Scuola Calcio Denis Sanseverino ci fa da guida all'interno dell'universo bianconero. E chi meglio di lui, tornato quest'anno dopo il biennio al Lucento, può trasmetterci la filosofia e le pratiche lavorative in quella che definisce una vera famiglia. Uomo d'esperienza, cominciata all'Ives, proseguita alla Juve Soccer School per poi mettere radici per ben 6 anni qui sui campi di Pianezza, torna alla casa base pieno di stimoli e con progetti chiari in mente, in perfetta sinergia con una società molto attiva. I numeri non mentono e parlano di 260 piccoli suddivisi in diversi gruppi: tre per i 2006, i 2007, i 2009 e i 2011, quattro per 2008 e 2010 e altri tre gruppi per i piccoli 2012 e 2013. Oltre alla vicinanza geografica, ci chiediamo quale sia un fattore vitale per attrarre i piccoli e convincere i loro genitori a scegliere una società rispetto ad un'altra e Sanseverino non ha dubbi.

"La dimensione delle strutture di allenamento e il numero dei campi giocano un ruolo importante. Più spazi dove allenarsi garantiscono maggiore libertà e qui non ne difettiamo, la società ha investito tanto a tal proposito. Per ora i numeri dicono quattro campi da gioco, suddivisi tra due campi in erba, uno in sintetico e uno in erba-terra. Oltre al numero, anche la diversità può essere un incentivo, perché allenandosi su superfici così diverse, i bambini hanno la possibilità di imparare diversi approcci al gioco, confrontandosi con rimbalzi differenti, diversa velocità del pallone. E' un fattore da non sottovalutare per la formazione di un giocatore completo. Inoltre la presenza di ampie strutture, può permettere alla società di puntare anche sul calcio femminile. Per ora abbiamo solo una prima squadra, guidata da Marco Andreotti, ma siamo fiduciosi che possa fungere da traino e stiamo lavorando attivamente per estendere il movimento anche alle categorie delle più piccole."

Dalla simbiosi tra personale qualificato e una società storica, ci si aspetta un alto livello di professionalità lavorativa e le idee chiare di Sanseverino mettono subito in luce questo aspetto.

"I vari tecnici sono liberi di lavorare sul campo come meglio ritengono opportuno, ma naturalmente hanno delle direttive stabilite ad inizio anno. La base di partenza deve essere il lavoro sugli aspetti motori e coordinativi, sulla tattica e sul dominio della palla. Dando successivamente importanza anche alla tecnica estrosa, che aiuta ancor di più a migliorare la coordinazione. In questo frangente dobbiamo lavorare molto più di un tempo, dato che i bambini di oggi hanno meno possibilità di sviluppare questi concetti col gioco all'aria aperta di quanto non ne avessimo noi. Questo ci responsabilizza maggiormente dal punto di vista del lavoro pratico, ma fondamentalmente, ci troviamo davanti a dei fogli bianchi, quindi se lavoriamo bene, se ci poniamo nella maniera giusta, i nostri piccoli calciatori saranno in grado di applicare tutto al meglio. Aspetto fondamentale inoltre è che si lavori adeguatamente per fasce di età. Siamo molto attenti all'evoluzione delle tecniche di allenamento e promuoviamo un confronto costante per far si che i nostri tecnici gestiscano al meglio gli aspetti da mettere in pratica."

Come tutte le società incontrate fin'ora, anche qui naturalmente riscontriamo grande attenzione al rapporto con il genitore e quanto questo debba riguardare tutti gli aspetti che non siano tecnico-tattici. Anche se non è un compito facile.

"Forse più di un tempo, il nostro è un compito molto difficile. Non siamo più solo allenatori, ma dobbiamo essere psicologi, educatori. Inoltre è più complicato anche per il bambino, che spesso si vede schiacciato da pressioni troppo forti. Questo perché ormai è tutto in funzione del risultato, c'è solo la ricerca spasmodica del successo, senza considerare quella che è la performance. Noi è su questo aspetto che puntiamo e che riteniamo più corretto sviluppare. Certo che bisogna giocare per provare a vincere, ma ci sono state tante situazioni in cui dopo una sconfitta nonostante una grande prestazione, si è parlato ai bambini e li si è visti felici, perché hanno capito di aver dato tutto e fatto il massimo e che il divertimento non dev'essere subordinato solo alla vittoria a tutti i costi. Naturalmente dobbiamo formare dei giovani calciatori, ma è primario pensare al loro divertimento e benessere. Per questo la comunicazione è importantissima. Non solo coi genitori, che delle volte caricano di troppa tensione il piccolo, ma anche verso gli istruttori. Anche loro possono perdere di vista quale sia l'obbiettivo primario, possono vivere e far vivere la partita solo con l'assillo della vittoria, ma è per questo che cerchiamo di selezionarli con cura, affinché siano figure di riferimento sane e che portino gli atleti in erba a crescere e svagarsi con lo spirito giusto. Un istruttore è tale solo quando perde di vista il risultato. Qual'ora questi aspetti vengano a mancare, cerchiamo di essere presenti fornendo il sostegno di una psicologa, che lavora con la squadra e con gli stessi istruttori. Mentre la figura di riferimento per i genitori è Alessandro Damasco, la cui mansione è incentrata sulla condivisione degli aspetti legati al fair-play. Purtroppo l'allontanamento dal campo, usato come ultima risorsa, spesso è comunque necessario, ma a quel punto noi non possiamo più operare, ci son problemi che riguardano più la società che il calcio in se."

Per migliorare sotto tanti aspetti quindi le società avrebbero bisogno di un aiuto dall'alto e Sanseverino non si nasconde.

"Credo ci siano due problemi che la federazione dovrebbe provare a risolvere. Come detto prima, dovendo fare allenatori, psicologi, educatori, ci vuole un alto grado di professionalità. Ma per far ciò c'è bisogno di una partecipazione continua da parte del singolo, che spesso è inconciliabile con i ritmi di lavoro della persona in questione. Allora garantire la specializzazione della figura del tecnico delle giovanili, penso gioverebbe. Negli altri paesi, che ho avuto la fortuna di poter esplorare sotto questo punto di vista, si fa calcio in questo modo e si lavora sicuramente meglio. In secondo luogo, credo sia ingiusto che un'allenatore esonerato o che ha dovuto rinunciare all'incarico per altre questioni, sia costretto a stare fermo fino a fine stagione, senza poter andare in un'altra società. E' una regola che può andare per i campionati adulti, quando hai anche delle garanzie economiche di un certo tipo, ma va a colpire duramente il calcio infantile. Spesso bravi tecnici son costretti a stare fermi per un anno senza motivo e magari una società che necessita di elementi validi, non ne trova e non può contattare chi è in attesa che finisca l'annata. La federazione dovrebbe agire a tal riguardo."

Ma a proposito di migliorarsi, è indubbio come una società come il Lascaris possa beneficiare del rapporto con la Juventus.

"E' sicuramente un modello da seguire e stiamo cercando di lavorare a tal proposito. Questo mercoledì [23/01 n.d.r.], è venuto Marco Battaglia dalla Juve per allenare i nostri 2010. E' stato un pomeriggio estremamente illuminante, per i bambini e per i tecnici, perché dopo la fase pratica, i nostri allenatori hanno potuto beneficiare di una lezione su quelle che sono le modalità di lavoro in una società di tale calibro. Se devo dire cosa mi ha colpito di più, son state le idee estremamente chiare su metodologia di allenamento e intensità adeguate alle vare fasce di età. Ed è impossibile non citare il livello di comunicazione avuto coi bambini, sempre a rinforzo del piccolo, anche di fronte ad un errore, mai a mortificare. Un vero esempio per tutti."

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