APPROFONDIMENTO - I tornei internazionali sono un’importanza occasione anche per confrontare lo stato di salute del calcio italiano rispetto a quello internazionale. Nessuno pretende di scoprire sui campi della Pellerina il motivo per cui la nostra nazionale non è più capace di andare ai mondiali (nessuno dei bambini in campo ha mai vissuto questa emozione, tra parentesi) ma qualche spunto interessante c’è.
Per esempio, fuori dall’Italia non esistono le distinte. Se chiedi agli spagnoli il nome di quel centravanti da stropicciarsi gli occhi, sorridono e cordialmente non te lo dicono, per policy societaria. Vuol dire meno pressione, meno ansia da prestazione sui singoli giocatori? Può essere. Di sicuro l’approccio di istruttori e dirigenti è molto più pacato. Se nelle squadre dilettanti equivale a essere meno performanti, non è così per le professioniste, tutte di alto livello.
Nei 2015, la migliore tra le straniere è il Real Sociedad. Una squadra bella da vedere, impostata a giocare palla a terra, con un regista basso (il numero 6) che catalizza tutti i palloni e piedi buoni in quantità tra le fasce e l’attacco. Il centravanti (numero 9) sembra Eto’o in miniatura, o meglio Tino Asprilla: testa rasata, velocità di gambe ai mille all’ora, tecnica sullo stretto, capacità di allungo, senso del gol. Davvero un bel giocatorino. Bravi anche i trequartisti, il numero 7 dalla chioma fluente e il numero 11, con la dinamite nel piede sinistro.
Il Monaco 1980 (club storico che nelle ultime stagioni è scivolato fino alla terza serie tedesca) presenta due squadre, entrambe di buon livello. Evidentemente non c’è la divisione tra primi e secondi gruppi. A conti fatti, pur senza strafare, è quella che arriva più avanti di tutti, fino al quarto posto. Nel Monaco bianco a fare la differenza sono i due esterni, che giocano entrambi a piede invertito: a sinistro il numero 11, un furetto con un feeling naturale con l’assist, a destra il numero 10. Nella squadra azzurra, tra tanti bravi giocatori, spicca un ottimo difensore mancino, maglia numero 5, difficile da superare e molto presente nella fase offensiva, con giocate pulite ed efficaci.
Risultati meno gratificanti per il Derby County, società che milita il Championship. C’è da dire che in Inghilterra la divisione per categorie è diversa, segue le stagioni sportive e non le annate, per cui in campo c’è una mista tra secondo semestre 2015 e primo semestre 2016: a livello fisico e di intensità, la differenza di vede. L’impostazione del gioco è molto più verticale, vedi l’attaccante centrale, maglia numero 2 e l’abitudine a girarsi e puntare la porta palla al piede ad ogni occasione utile. Ma il giocatore che conquista l’occhio indossa la 10, gioca in mezzo al campo e fa cantare il sinistro, davvero educato.