Giovedì, 16 Aprile 2026
Giovedì, 16 Aprile 2026 14:12

Under 15 regionali - Estro, impegno e fiuto in zona gol: le Finals con il Lucento, il lavoro con ISS, la convocazione in Nazionale, questo e tanto altro è Alberto Alvarado

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In azione con la maglia della rappresentativa nazionale In azione con la maglia della rappresentativa nazionale

INTERVISTA - Annata magica per il bomber del Lucento, che con i suoi compagni è volato alle Finals e a suon di gol si sta mettendo in mostra, con gli occhi delle rappresentative Under 15 su di sé. Scopriamo il percorso che lo ha portato a vestire i colori della rappresentativa nazionale di categoria.
 


Un connubio speciale quello tra il calcio e Alberto Alvarado, in un'epoca in cui tanti parlano di quanto questo sport si stia allontanando dai giovani, il goleador del Lucento smentisce categoricamente questo assunto.

"Da piccolo ho provato tanti sport, però non è mai scattata la scintilla che mi facesse sentire il desiderio di proseguire e impegnarmi a fondo. Poi intorno ai 7 anni ecco che arrivò il calcio e fu amore immediato. Siamo una famiglia di tifosi e la passione c'è sempre stata, ma una volta iniziato ho capito che era ciò che mi entusiasmava davvero. Ho iniziato al Lascaris come portiere e da lì è cominciato tutto".

Una crescita importante, che ti ha portato questa stagione a siglare ben 35 reti nella stagione regolamentare.
"Quest'anno c'è stato un netto cambiamento, sento di aver fatto un notevole passo avanti a livello mentale e questo mi ha aiutato a impegnarmi ancora di più. Fin dall'estate mi sono detto che avrei superato di gran lunga il numero di reti della passata stagione (18) e sono rimasto concentrato sull'obiettivo lavorando sodo, allenandomi tutte le mattine anche da solo, corsa, tecnica, velocità. Sento di avere più fiducia in me e credo i miei sforzi stiano ripagando".

In questo tuo percorso c'è qualcuno che ti ha segnato in modo particolare?
"Sia al Lascaris che al Lucento ho avuto tanti bravi allenatori. In bianconero è stato fondamentale Raffaele Mininni, con cui ho giocato sia a 7 che a 5. Ci lasciava molto liberi di esprimerci, di giocare senza costrizioni ed era davvero bello potersi impegnare così. Magari anche sbagliando qualcosa, ma capendo poi come affinarci, questo ci ha rafforzato. Nel Lucento non posso che ringraziare Marco Olivieri, da parte sua sento davvero tantissima fiducia, ha sempre creduto in me e questo è stato importantissimo per raggiungere la consapevolezza che ho adesso".

Tra le esperienze che ti hanno fatto maturare c'è anche quella con l'Individual Soccer School. Cosa ci puoi dire sul lavoro svolto con loro?
"Con loro ho fatto un lavoro a 360°, con più allenatori, tra i quali ricordo con piacere il tecnico Giordano. Grazie a lui e a tutti loro sono migliorato sull'aspetto tecnico, ma soprattutto su quello mentale. E' un qualcosa che curano molto, aiutarti a renderti conto dei tuoi errori e soprattutto come superarli, non solo nella pratica, ma proprio con la testa, imparare da essi per migliorarti e non farti buttare giù".

Prima hai parlato di "libertà di esprimerti" in campo. E' un tema molto discusso qui in Italia quando si parla di giovani.
"Credo uno dei problemi qui da noi sia non tanto il non credere nei giovani, ma quanto puntare su dei robottini che rispettino alla lettera i dettami tattici, a discapito di chi porti estro e fantasia. Mi rendo conto che, soprattutto ad alti livelli, puntare sui giovani e che abbiano talento sia difficile, ma senza lasciarci sbagliare è difficile poi crescere. Uno come Yamal spesso si intestardisce e sbaglia qualcosa in partita, chiaro che lui è un fenomeno assoluto, ma prendendo qualcuno con le sue caratteristiche e portandolo in Italia, penso da noi durerebbe poco, perché ai primi errori verrebbe subito sostituito. Ci vuole più coraggio, anche con scelte pesanti. Prendi la Nazionale, alcuni giocatori sembravano appagati, poco convinti, come fossero già arrivati. Un giovane che ha fame, che ha voglia, metterà tutto in campo e va messo in certe situazioni, a scapito dei senatori. Credo Palestra sia l'esempio perfetto, oltre a essere forte, si vede che vuole spaccare il mondo e si impegna a fondo".

Non sembra che le disgrazie della Nazionale ti abbiano abbattuto.
"Per me il calcio è tutto, è una passione che travolge ogni cosa e spero di farne la mia vita, prima come calciatore, poi come allenatore. Magari partendo proprio dai giovani, così da trasmettergli tutte le esperienze che ho vissuto. Siamo un paese che rispetto ad altri forse guarda meno all'aspetto tecnico, ma credo che se c'è il talento, se uno vuole trova il modo di emergere. Non bisogna mai arrendersi o trovare scuse, se vuoi fare il calciatore e hai le qualità questa cosa viene fuori. Per quanto riguarda la Nazionale, questa stagione è stata importantissima per me, perché ho ricevuto le mie prime chiamate sia con la rappresentativa regionale U15, sia con la rappresentativa nazionale. E' stata una sorpresa e un'emozione grandissima, bellissimo vestire quella maglia circondato da compagni di altissimo livello. Mai vista tanta qualità tutta assieme, è stato un momento davvero importante".

Tra tutti i calciatori che hai affrontato, puoi farci un esempio di chi secondo te ha il talento e la classe di cui parli?
"In campionato credo che Michael Trovato del Lascaris sia un fenomeno. Ho giocato anche con lui, quando ero al Lascaris e ora in rappresentativa. Gli ho visto fare delle cose che ti lasciano a bocca aperta, tecnicamente è qualcosa di mai visto, ha una fantasia incredibile e pur non avendo un fisico imponente gioca senza paura contro tutti. 
Se devo invece nominare avversari diretti, faccio il nome di due difensori che è un vero piacere affrontare, due sfide esaltanti. Da un lato Enrico Della Valle della Sisport, davvero fortissimo. Con i piedi è il prototipo del difensore moderno che imposta, ma non gli manca nulla nel suo ruolo, fisico, abile in marcatura, senso della posizione. Poi Federico Piras del Chisola, avversario durissimo con cui confrontarsi, arcigno, dal gran fisico, sempre molto deciso".

Invece un buon allenatore che caratteristiche deve avere per confrontarsi con voi giovani?
"Oltre a darci una certa libertà, credo l'aspetto principale sia il far sentire tutti parte della squadra. Anche se giochi poco, un bravo mister deve farti sentire la sua fiducia, così il tuo impegno non gli mancherà mai. Faccio anche un esempio con noi Lucento. Credo le due partite dove abbiamo dato il meglio di noi, siano state quelle dove più abbiamo mostrato lo spirito di squadra, dove siamo stati uniti. La prima è la vittoria 1-0 con il Chisola al Super Oscar, la seconda il 2-0 al Cenisia in campionato all'andata. Siamo stati un tutt'uno, dal primo all'ultimo, mostrando grande spirito, davvero due partite dove penso siamo piaciuti tantissimo".

Ora le Finals, come ci arrivate?
"E' stato un bel campionato, peccato aver ceduto qualche punto per la vetta, ma credo che se giochiamo uniti non dobbiamo temere nessuno. E' questo il nostro punto forte, quando ci impegniamo al massimo possiamo superare ogni ostacolo. Ovviamente spero arriveremo in finale, ma la testa deve essere concentrata partita su partita".

Sogno nel cassetto?
"Ovviamente il professionismo, magari con la squadra per cui tifo io e la mia famiglia, cioè l'Inter. Certo se chiamasse la Juve non direi mai di no! Sarebbe bella anche un'esperienza all'estero, il Barcellona sarebbe il massimo, ma mi affascina molto anche il Marsiglia per la sua storia e i grandi giocatori che ha avuto".

Un saluto finale?
"Ringrazio tutti coloro che mi sostengono, la mia famiglia innanzitutto, l'ISS, il tecnico Olivieri e tutti coloro che anche al di fuori del calcio mi sono stati vicini fino a ora. Ricordo a tutti che non bisogna mai mollare, anche quando senti che tutto ti crolla addosso, con l'impegno si può venire fuori da qualsiasi situazione".

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