Giovedì, 18 Luglio 2024

Individual Soccer School - Enzo Friso: «Un istruttore per un allievo. Scomposizione, correzione e ripetizione del gesto tecnico. Ecco come lavoriamo»

INTERVISTA - Il metodo ISS spiegato nel dettaglio: «Partiamo dalla conoscenza del giocatore e arriviamo fino alle situazioni di gioco. Non promettiamo la Serie A, ma formiamo calciatori completi sotto tutti i punti di vista. Sempre con il sorriso»


«Qualche anno fa abbiamo allenato un ragazzo con disprassia, una condizione che causa difficoltà nelle capacità motorie e nella coordinazione, in buona sostanza faceva fatica a combinare più gesti contemporaneamente. A lui piaceva giocare a calcio, ci aveva contattato la sua psicologa che aveva visionato alcuni nostri video. Noi abbiamo studiato, ci siamo aggiornati per essere all’altezza e per fornirgli un aiuto. Insieme abbiamo fatto un percorso di più di due anni: oggi questo ragazzo gioca in Eccellenza, ha fatto anche il professionista in serie C. Il papà ci ha girato, qualche tempo dopo, una lettera del figlio, Tommaso: gli scriveva che, avendolo affidato a noi, gli aveva ridato la vita. Mamma mia che emozione…»

Vincenzo Friso ha lo sguardo fiero quando racconta questo aneddoto. È una delle tantissime storie, per quanto particolarmente significativa, che hanno caratterizzato i 13 anni dell’Individual Soccer School, il centro di formazione e perfezionamento tecnico calcistico che dirige insieme a Giordano Piras (qui la sua intervista). Oggi la ISS ha 20 sedi in tutta Italia e tre poli oltre i confini nazionali, si avvale di 80 istruttori e allena almeno tremila ragazzi e ragazze ogni anno. «Sono numeri molto importanti, che speravamo un giorno di raggiungere - continua Friso - ma non è questo l’aspetto principiale. Ogni ragazzo è una storia a sé, una sua eccezionalità e come tale la trattiamo. Se ogni nostro allievo non si sentisse unico, non potremmo mai avere questi risultati».

Enzo, raccontaci come funziona il metodo dell’Individual Soccer School.

«Alla base del nostro metodo c’è il rapporto 1 a 1, ovvero un istruttore per un allievo. Rispetto a tutte le altre realtà, individuali e non, ci differenziamo per la scomposizione e per la correzione analitica di ogni singolo gesto tecnico: si va dall’aspetto coordinativo al dominio della palla, alla sensibilità del piede e della caviglia, transitando attraverso tutto ciò che comprende la tecnica di base. Tutto, sempre e comunque, in funzione delle situazioni che gli allievi ritroveranno in partita: non formiamo freestyler, ma giocatori di calcio completi. Alleniamo i nostri piccoli e grandi calciatori e calciatrici affinché acquisiscano alla perfezione quel determinato gesto tecnico da riproporre in gara sotto pressione, in uno stadio colmo di gente, con l’avversario che ti attacca e ti tira la maglia e cerca in tutti i modi di rubarti la palla, su un terreno di gioco sintetico o in erba, eccetera».

Sempre rapportandovi alla singolarità dell’allievo.

«Quello è il punto da cui un istruttore formato ISS parte; noi abbiamo il compito di riconoscere i nostri allievi il meglio possibile, nel minor tempo possibile e sotto tutti i punti di vista: caratteriale, fisico e tecnico, ovviamente, ma anche sociale per esempio. Dobbiamo saper dimostrare tutte le gestualità tecniche e infine dobbiamo saper correggere e trasmettere la correzione all’allievo. Questo aspetto, insieme alla scomposizione del gesto, ci ha permesso di creare un notevole gap tra ISS e tutte le altre scuole di tecnica individuale. Nel percorso di formazione cui devono sottoporsi tutti i nostri istruttori, l’approccio psicologico è fondamentale, perché bisogna trovare la chiave giusta per entrare in contatto con ogni ragazza e ogni ragazzo. Per semplificare, c’è chi ha bisogno di essere gratificato, chi ha bisogno di essere stimolato attraverso un rimbrotto, chi invece ha bisogno semplicemente di leggerezza. Gli psicologi sostengono che un allenamento individuale, non solo di calcio ovviamente, ma di uno sport di cui si è appassionati, aiuta per esempio bambini con il disturbo dell’attenzione, o con balbuzie e altre difficoltà; ne abbiamo avuto numerose prove pratiche in questi anni. Noi comunque insegniamo calcio ed è questo che facciamo sei giorni su sette a settimana e dodici mesi all’anno».

Il lavoro, quindi, parte dallo scouting.

«Esatto, prima di tutto facciamo un attento scouting del ragazzo per valutare le principali lacune su cui intervenire. L’aspetto coordinativo viene prima di tutto: movimento, corsa, postura e gestualità sono fondamentali per la crescita di un bambino che si affaccia al calcio. Immediatamente dopo curiamo la tecnica analitica, il nostro dogma: per l’ISS la tecnica viene prima di tutto. Chiunque frequenti i nostri corsi mette in pratica tutto ciò che apprende dalla dimostrazione dell’istruttore, inizialmente a velocità ridotta; dopo aver ripetuto più e più volte il gesto tecnico e averlo acquisito lo ripeterà a più alta intensità fino a sfiorare o a raggiungere i ritmi che dovrà reggere durante una gara. Dopodiché, magari mesi o anche anni dopo, c’è il grande passaggio, che conoscono in pochi, alla tecnica di ruolo e alla tattica individuale, ovvero tutte quelle esercitazioni tecniche sviluppate individualmente in funzione del ruolo o della zona di campo che il calciatore ricopre nel proprio club di appartenenza».

Spiegaci meglio.

«Oramai la maggior parte degli addetti ai lavori scompone il gesto tecnico per insegnarlo e perfezionarlo, dall’inizio alla fine. Noi invece eseguiamo il percorso inverso, partendo dalla fine, dalla partita, per poi tornare indietro e scomporlo fino all’ultimo elemento, fino a quando non è più scomponibile. Prendiamo il gesto visto fare in partita da un campione nel migliore dei modi e lo scomponiamo fino alla base. È un processo inverso. Sempre con lo stesso concetto, non insegniamo la gestualità fine a sé stessa, ma sempre in funzione di qualcosa che succederà dopo come un passaggio, un dribbling, un tiro o un movimento dì un compagno o di un avversario».

Con una correzione analitica del gesto, dicevi.

«Prima di ogni cosa viene la capacità di dimostrazione del gesto da parte degli istruttori, perché l'esperienza insegna che un ragazzo apprende più velocemente se vede eseguito più volte il gesto correttamente e a sua volta lo ripete innumerevoli volte. Qui subentra la correzione analitica, fino al dettaglio, finché il gesto non è perfetto, con interventi che noi definiamo ‘paranoici’».

Obiettivo finale?

«La nostra ‘conditio sine qua non’ è la capacità di allenarsi intensamente con un bel sorriso stampato in volto. Lavorare con noi, perché di lavoro si tratta, deve essere uno stimolo a migliorarsi e un piacere. L’obiettivo degli allievi deve essere quello di ottenere il massimo da se stessi: noi non promettiamo la Serie A ai nostri ragazzi, ma nemmeno la Serie B o la Lega Pro, questa ormai è una cosa che ci contraddistingue e ci dà credibilità da anni. ISS educa prima di tutto e disciplina, cresce e forma calciatori completi sotto tutti i punti di vista. Dove arriveranno? Non lo so, ma saranno calciatori completi. Poi, fortunatamente, qualcuno che arriva in Serie A c’è…»

 

Ultima modifica il Venerdì, 20 Ottobre 2023 17:39

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