Venerdì, 20 Marzo 2026
Venerdì, 20 Marzo 2026 11:51

Under 16 serie C - Simone Tucci si racconta: dagli inizi ad Alpignano alla Pro Vercelli, fino alla doppietta con il Novara In evidenza

Scritto da Denis Lauriola

INTERVISTA - Esterno offensivo, grande tecnica, senso del gol. Alla sua seconda stagione con le bianche casacche, Tucci si racconta: «L'approccio con il professionismo è stato complicato, cambia la mentalità e le partite sono più equilibrate. Quest'anno sto trovando più spazio, la doppietta nel derby mi ha dato molta fiducia»


Simone, partiamo dagli inizi: quando nasce la tua passione per il calcio?
«Ho iniziato a giocare a calcio verso i 5-6 anni ad Alpignano, una certezza. Ho trascorso lì circa otto anni nel settore giovanile, fino all’Under 14. Dopo una stagione molto positiva con una più che soddisfacente media realizzativa è arrivata la chiamata della Pro Vercelli: il direttore si è interessato a me per le mie qualità tecniche e per i numeri legati alla finalizzazione».

Com’è stato l’impatto con la Pro Vercelli?
«Il primo anno è stato complicato perché è cambiata completamente la mia vita, anche fuori dal campo. Ho dovuto adattarmi a una nuova organizzazione e cambiare mentalità. All’inizio ho giocato poco, anche perché la squadra era molto competitiva. Per la prima volta mi sono trovato ad affrontare delle difficoltà, soprattutto dal punto di vista mentale».

E la stagione attuale invece come sta andando?
«Quest’anno è iniziato tutto meglio. Mi sono ambientato bene con il gruppo e sto trovando più spazio e minutaggio. Non è stata una stagione ricca di gol, ma di prestazioni che hanno comunque aiutato la squadra».

Nell’ultima partita contro il Novara FC sei stato protagonista con una doppietta. Che emozione è stata?
«È stata sicuramente una grande soddisfazione. Segnare due gol in una partita così importante e contribuire alla vittoria della squadra è stato davvero bello. È stata una prestazione che mi ha dato molta fiducia e mi ha aiutato a ritrovare serenità e convinzione nei miei mezzi».

Che differenze hai notato tra il calcio dilettantistico e quello a livello nazionale?
«La differenza principale è che ogni partita è molto equilibrata. Nel dilettantismo magari ci sono alcune squadre più forti delle altre, mentre qui ogni gara ha una storia a sé. Non puoi permetterti di sottovalutare nessuno perché tutte le squadre hanno qualità tecniche e fisiche che possono metterti in difficoltà».

Parliamo del tuo ruolo: quale posizione ti è più congeniale ?
«Gioco principalmente come punta esterna a sinistra, ma posso adattarmi anche a destra. Sono destro di piede. In alcune situazioni mi è capitato anche di giocare da trequartista o di abbassarmi verso il centrocampo per ricevere palla e partecipare alla costruzione del gioco».

Nel tuo percorso ci sono state persone importanti che ti hanno accompagnato. Chi senti di ringraziare?
«Sicuramente, oltre alla mia famiglia che mi è sempre stata vicina, ci sono diverse figure che hanno avuto un ruolo importante nel mio percorso. Partendo da Alpignano, un ringraziamento va al direttore sportivo Christian Bellanova e ad Antonio Seminerio, insieme ai dirigenti che mi hanno seguito in quegli anni. Una figura molto importante per me è Federico Locci, che mi accompagna fin da quando ero piccolo. Con lui ho ancora oggi un grande legame: lo considero una sorta di mental coach, perché mi prepara sia dal punto di vista mentale sia tecnico attraverso allenamenti e consigli. Lo ringrazio molto per il lavoro che ha fatto e che continua a fare ancora oggi. Un altro allenatore che ricordo con grande piacere è Alessandro Campasso, con cui ho vissuto l’ultimo anno nei dilettanti, in Under 14, prima del passaggio al professionismo. Nel mio percorso alla Pro Vercelli devo ringraziare innanzitutto il direttore sportivo Massimo Gardano, che mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con un campionato nazionale e di entrare in questo progetto. Poi i mister Massimo Ricardo e Andrea Baseotto, con cui ho lavorato in Under 15 e con i quali ho vissuto momenti importanti. Oggi invece sono seguito in Under 16 dai mister Stefano Melchiorri e Roberto Uranio, che stanno facendo un ottimo lavoro con la squadra».

Essere un giovane calciatore comporta anche sacrifici. Come riesci a gestire calcio, studio e vita privata?
«All’inizio non è stato semplice, la mia vita è cambiata molto: ci sono orari da rispettare, allenamenti, viaggi e meno tempo da trascorrere con la famiglia. Frequentando un istituto tecnico grafico e di comunicazione devo organizzare bene anche lo studio. Con il tempo però sono riuscito a trovare un buon equilibrio. Spesso viaggio in treno con altri compagni e questo ci ha permesso di creare un bel legame».

Infine, quali sono i tuoi sogni per il futuro?
«Il sogno che ho fin da bambino è quello di continuare a migliorarmi e arrivare a giocare ai livelli più alti possibili. Mi piacerebbe esordire tra i grandi il prima possibile perché credo che confrontarsi con giocatori più esperti, soprattutto in giovane età, possa farti crescere tanto e aiutarti a diventare un ragazzo più maturo».

Ultima modifica il Venerdì, 20 Marzo 2026 17:52

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